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altria parla cinese

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  • altria parla cinese

    ALTRIA parla cinese
    INIZIA LA GRANDE PRODUZIONE DI SIGARETTE IN CINA. IL MERCATO DEL PAESE ASIATICO VALE 31 MILIARDI DI DOLLARI ALL'ANNO.
    Il cow boy della Marlboro cavalca verso la Cina. La Philip Morris, controllata dalla holding Altria, inizierà presto la produzione delle famose sigarette nel Paese del Drago. Una mossa necessaria dopo che le numerose cause di richieste danni gli stanno rendendo la vita difficile in patria. Pechino, invece, è un mercato tutto da sfruttare. Nel Paese, secondo stime governative, si contano circa 350 milioni di fumatori che, solo l'anno scorso, hanno acceso quasi 2mila miliardi di sigarette. Monetizzando si tratta di un mercato da oltre 31miliardi di dollari l'anno, sul quale il governo di Pechino non ha intenzione di perdere il controllo. Ma ha deciso comunque, di aprire le porte agli stranieri. Le tasse sull'importazioni di sigarette sono state portate dal 65% al 25%. I pacchetti che arrivano dall'estero, tuttavia, rappresentano soltanto il 5% del consumo locale.
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  • #2
    Chi vuole produrre in loco deve per forza formare una partnership con un'azienda del posto. Altria ha scelto la Longyan Cigarette della provincia di Fujian. «L'operazione in Cina - spiega Annette Nikol, analista di Jyske Bank -, seppur non vitale per i conti del gruppo, è strategicamente fondamentale». Nel secondo trimestre di quesf anno l'utile netto dell'azienda è stato di 2,62 miliardi di dollari, in crescita rispetto ai 2,43 dello stesso periodo del 2003. Il tìtolo da inizio anno ha perso il 12,62 %. La quota di mercato negli Stati Uniti, è salita dell'1,3% arrivando al 39,1 %, grazie a una aggressiva politica di sconti che fa aumentare le vendite ma incide poco sugli utili. II problema vero è di tipo legale. Il gruppo, insieme ad altri concorrenti, si trova davanti ai giudici per una causa di ri- chiesta danni, da parte di alcuni ex fumatori, per 280 miliardi di dollari il cui esito è incerto. Se dovesse perdere, procedimenti simili potrebbero diventare una consuetudine. Un problema che non si dovrebbe verificare in Cina. Anche per questo, il gruppo americano ci punta con forza.
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    • #3
      «H mercato di Pechino - dice Dinyar Devitre, direttore finanziario di Altria- è per noi fondamentale. Una priorità. Il più importante tra i Paesi emergenti ». Peraltro, lo stato asiatico resta un mercato non facilissimo. La Japan Tobacco, il terzo produttore mondiale di sigarette, ha rotto la joint venture con a Xiamen Cigarette, per divergenze di opinioni con il governo cinese nella gestione dell'impianto di produzione delle Carnei. Secondo le indicazioni della società giapponese, a questo punto, è più conveniente esportare che produrre. Così facendo, si potrà concentrare sul mercato domestico. Il gruppo ha siglato un accordo per diventare importatore unico dei marchi Carnei, Salem e Winston. Una mossa necessaria, visto che a aprile del prossimo anno cesserà, la commercializzazione delle Marlboro. La fine del contratto, secondo le stime del gruppo nipponico, potrebbe far perdere al gruppo 50 miliardi di yen (451 milioni di dollari) all'anno. «Ma i nuovi marchi potrebbero aiutare la ripresa degli utili», spiega Shuichi Shibanuma, di Credit Suisse First Boston. Nel primo semestre il gruppo ha registrato un utile di 36,9 miliardi di yen, contro i 16,33 dello stesso periodo dell'anno scorso.
      Fonte: Bloomberg Investimenti 09/10/2004 - MARCO CAPROTTI

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      • #4
        senza parole

        al peggio non c'è mai fine

        Dav

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        • #5
          bè Davide vedila cos'.... per ora hanno sicuramente perso 10 clienti italiani...

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          Sto operando...
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