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Ippoterapia nei disabili

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  • Ippoterapia nei disabili

    Già la posizione del cavaliere issato sul dorso del cavallo, conferisce un senso di superiorità, porta ad affrontare una veduta differente delle cose: adesso si vede il mondo dall’alto. Montare a cavallo, inoltre, richiede un autocontrollo sia fisico che emozionale, il soggetto dovrà in ogni modo concentrarsi sul proprio corpo e sui propri movimenti, e dovrà imparare a gestire le proprie ansie e le proprie emozioni ed anche le piccole situazioni frustranti che dal cavallo possono derivare: scontrarsi con una volontà opposta alla propria e non riuscire a far andare il cavallo dove si vuole, non riuscire a tottare, a galoppare, eccetera.
    sito sanihelp

  • #2
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    Andare a cavallo è una cosa che poche persone possono e sanno fare. Spesso né i genitori, né i fratelli del disabile hanno infatti avuto modo di praticare l’equitazione, e ciò segna indubbiamente un punto a favore del ragazzo stesso, che finalmente compie qualcosa che solo lui è in grado di fare, e che gli permette di mettere in evidenza le sue capacità rispetto alle sue incapacità. Questa terapia rappresenta inoltre una esperienza che tenta di far emergere il disabile da quell’iper-protezionismo familiare.
    sito sanihelp

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    • #3
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      Spesso il soggetto è visto dai membri della famiglia come debole e incapace, e vi
      è una attitudine a viziarlo per compensarlo di gioia che non potrà mai provare. Tutto questo fa rimanere il ragazzo in una dimensione eternamente simbiotica e quindi rende impensabile una progettualità individuale ed una incapacità a stabilire rapporti sociali. In questo contesto, il vedere il figlio su di un cavallo, animale che incute soggezione, potente e forte, il vedere che egli può condurlo e far rispettare la propria volontà, costituisce un ritorno di immagine positiva del ragazzo nei confronti della famiglia.
      sito sanihelp

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      • #4
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        Montare su un cavallo può costituire anche una situazione pericolosa, e quindi il decidere di far correre questo rischio al proprio figlio pur di farlo divertire e farlo sentire più autonomo, rappresenta un elemento di rottura di quel guscio che protegge ed imprigiona il soggetto.
        Infine, in molti casi di ritardo mentale è frequente una mancanza di coordinamento generale, un impaccio, una goffaggine ed una lentezza nell’esecuzione motoria che dà al corpo staticità e scarsa
        espressività, e quindi il cavallo aiuta nel migliorare l’equilibrio, la tonicità, la coordinazione generale e la capacità reattiva.
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        • #5
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          La riabilitazione equestre è particolarmente indicata anche quando vi sono disturbi del comportamento e relazionali in genere in età evolutiva.
          In questi soggetti, la terapia con il cavallo può costituire un potente mezzo per acquisire autocontrollo, sia fisico che mentale, maggiore capacità di attenzione e concentrazione, imporre l’accettazione di regole e la disciplina e nel caso di lavoro in gruppo li aiuta nella comunicazione e nella socializzazione. Più in generale, l’utilizzo della riabilitazione equestre risulta particolarmente adeguato nel disturbo relazionale.
          L’ambiente maneggio perciò risulta più gradevole e stimolante e non viene identificato dai ragazzi come luogo di terapia ma bensì di divertimento.
          sito sanihelp

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          • #6
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            La presenza dominante sarà quindi il cavallo, tutto sembrerà ruotare intorno a lui e non più intorno al disabile e al suo handicap. Sia nel lavoro a terra che a cavallo il ragazzo potrà verificare che ogni suo gesto suscita una risposta nell’animale, e portare un soggetto con disturbi relazionali a condurre un cavallo significa fargli gradualmente rendere conto che può agire ed interagire con una realtà
            viva e complessa che egli riconosce come altro da sé. Quando il processo terapeutico della riabilitazione equestre arriva a realizzare tale consapevolezza, apre senz’altro la strada alla realizzazione di possibilità di scambi relazionali sempre più articolati.
            sito sanihelp

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