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il giardinaggio (terapia del lavoro)

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  • il giardinaggio (terapia del lavoro)

    A cura di Paola Galaverni
    Sceglierei un vecchio giardino, non importa se in cattive condizioni o abbandonato da lungo tempo. E' importante infatti che vi sia qualche vecchio albero ancora in buone condizioni e qualche cespuglio, casomai piante non più "di moda" oggi, che mi indichino il "Genius voci" di quel posto e la sua anima. Dopo aver ripulito il giardino dalle erbacce ed averlo liberato da tutto ciò che è cresciuto infittendosi troppo, comincerò a delineare sulla carta il progetto futuro. Il mio giardino sarà di concezione molto semplice: non ci saranno piante esotiche o comunque di gestione complicata ne tanto meno dal fogliame persistente come le agrifoglie (pini, abeti ecc). Nel costruire l'ordito di questo mio giardino userò con parsimonia "colori" molto forti: amo infatti le tinte chiare, i crema e i bianchi tenuti insieme dal colore dominante del giardino cioè il verde delle foglie e dell'erba.
    I bianchi di alcune camelie, rose, viburni, i bianchi setosi della Romneya Coulteri, del filadelfo Belle Etoile, certi Cornus dal fogliame striato di bianco-avorio, se contrapposti tra loro creeranno un effetto d'insieme molto armonico e assolutamente non piatto. Avrò un giardino-laboratorio chiuso sui due lati più lunghi da muri vecchi e un pò scrostati, mentre sul terzo lato si affaccerà la casa con la mia stanza da lavoro nella quale sistemerà un lungo tavolo con i colori, una libreria che contenga i libri di giardinaggio, di decorazione, i vari cataloghi...

  • #2
    In un angolo vi sarà certamente un camino con alcune poltrone, i muri saranno bianco-calce e il pavimento in vecchi mattoni un po’ sconnessi.
    Ricoprirò totalmente di rampicanti sia i muri esterni della casa che quelli che delimitano il giardino-laboratorio: non edera ma piuttosto gelsomini, rose, vite del Canada, glicini. Creerò pure, addossata alla casa, una pergola di uva fragola sotto la quale potersi sedersi nella bella stagione.
    Suddividerò il "laboratorio del verde" in piccole aiuole leggermente rialzate, di un metro quadrato, separate tra loro da sentieri inghiaiati. L'idea è di creare un giardino sistematico che ricordi un antico giardino botanico, dove ogni piccola aiuola sia dedicata ad una singola famiglia di piante. Ogni aiuola sarà autonoma, rappresenterà un mondo a se stante, un "terreno" di sperimentazione dal quale continuare ad imparare.
    L'ultimo lato di questo giardino-laboratorio, delimitato da bassi muri, porterà alla parte più "libera" del giardino, in quella parte cioè dove esistono già i vecchi alberi e nella quale farò crescere la collezione di rose antiche, grandi cespugli di lillà e, a corona, un frutteto concepito come delimitazione del mio terreno.

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    • #3
      Sambuco (Sambucus Nigra)

      Questo mese vi parlerò del sambuco un alberello che può raggiungere i 10 metri d'altezza molto ramificato, con grandi corimbi di fiori bianco-avorio cui succedono in settembre grappoli di bacche nere e lucenti. Pianta inquietante, il sambuco riassume in se sia credenze benevole che infauste. Lo si è chiamato "farmacia degli Dei" e sette volte il contadino si inchinava davanti all'albero perché sette sono i doni che si ricavano dai germogli, dai fiori, dalle foglie, dalle bacche,dal midollo, dalla corteccia e dalle radici del sambuco.

      Dai germogli si ricava un decotto che calma le nevralgie; gli impacchi di foglie curano le malattie della pelle; con i fiori si fa un te depurativo e dalle bacche si ottiene un sciroppo contro le infiammazioni dei bronchi e dei polmoni. Quanto alla corteccia, è ematica o lassativa a seconda della quantità usata: fresca, cura il glaucoma ponendola sugli occhi. La radice, portata a ebollizione, è un ottimo decotto e impacco contro la gotta e le malattie del ricambio. Infine dal midollo si ricava una pappa usata, con farina e miele, per lenire il dolore delle lussazioni.

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      • #4
        Venivano piantati intorno alle fortezze, ai monasteri e ai masi di montagna perché si diceva proteggessero dai serpi, mali e malie ed erano protettori delle famiglie. Gli elfi si rifugiavano nei cespugli di sambuco e nelle leggende germaniche il flauto magico era un suo ramoscello.
        Nel calendario arboreo dei Celti, il sambuco rappresenta il tredicesimo mese lunare che si conclude nei giorni del solstizio invernale, poiché esso conserva i suoi frutti fino a dicembre. Il 13 è un numero ambiguo che simboleggia il passaggio, il rinnovamento ciclico, la rigenerazione: rigenerazione che comporta anche la morte nel perenne ciclo di trasformazione e rinnovamento, tanto che nella tradizione cristiana il sambuco presidiava un tempo ai riti di morte. Tuttavia questa pianta ha talvolta una valenza negativa. In Inghilterra bruciare il sambuco "porta il diavolo in casa". Secondo una credenza contadina inglese, Giuda si impiccò ad un ramo di sambuco e da allora le sue bacche divennero amare ed immangiabili.
        Si favoleggiava persino che non si trattava di un alberello qualsiasi ma addirittura di una strega nelle sembianze di una pianta.

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        • #5
          Queste sono letture che piacciono tanto a me! (sono una incurabile romantica!...)
          GIARDINAGGIO? Questo è uno dei miei hobby preferiti!!! (anche se poi esagero sempre perchè mi lascio prendere la mano e .... ) amo mettere fiori e piante in tutti gli angoli fuori e dentro casa! Rende più amabile la vita!
          sito sanihelp

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          • #6
            ed io che mi occupo di fiori terapeutici, figurati quanto apprezzo la leggerezza, l'efimero, la purezza della natura fatta fiore.
            ly

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            • #7
              Mi piacciono tanto i tuoi pensieri profondi!

              pss ma dove eri finita che è da un po' che non ti sentivo?....
              sito sanihelp

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