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Vedi: Come diventare moderatore?


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La base su cui si fonda questo forum è l'auto-moderazione, ogni utente è quindi tenuto a rispettare e fare rispettare il regolamento del forum.
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Come ci comporta con le violazione ai principi di questo forum e del regolamento?
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Nel caso vi sia un utente particolarmente molesto, è possibile non visualizzare i suoi post inserendolo tra i propri utenti indesiderati.

In caso si voglia chiarire una particolare situazione con un utente o un moderatore si comunica con l’interessato tramite messaggio privato, NON attraverso discussioni pubbliche.

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Come diventare moderatore?
Per essere un moderatore è necessario innanzitutto condividere a pieno il regolamento del forum e aderire ai principi e linee guida del moderatore.
Per diventare moderatore si deve inoltrare una richiesta all'amministratore tramite messaggio privato, tale richiesta deve essere circostanziata a una sezione o a un forum in particolare e motivata.
La richiesta di diventare moderatore sarà valutata dall'amministrazione in base alla necessità del forum.
La moderazione è un lavoro di squadra. Il moderatore o i moderatori della sezione che si desidera moderare devono accettare la proposta.

Il compito dei moderatori è:
- animare le discussioni
- facilitare lo scambio di opinioni tutelando la pluralità dei punti di vista
- accogliere i nuovi arrivati
- far rispettare il regolamento

I moderatori:
- rispettano il regolamento (che vale per i moderatori esattamente come per gli utenti)
- sono liberi di esprimersi nei forum seguendo le stesse linee guida degli utenti (post cordiali, non aggressivi, no flames, no attacchi personali, non mettono in dubbio identità o realtà di un utente, ecc)
- NON possono segnalare messaggi in NESSUN forum (solo gli utenti possono segnalare)
- possono moderare solo le sezioni loro assegnate



PRINCIPI E LINEE GUIDA DEL MODERATORE

Il caposaldo del regolamento è l'auto-moderazione.
L'intervento dei moderatori deve essere quindi, in ordine di priorità:

- Animare: aprire discussioni, accogliere i nuovi, facilitare lo scambio di opinioni (consentendo a tutti di esprimersi) e aiutare gli utenti a districarsi fra le regole del forum e gli strumenti (fratello maggiore)
- Mantenere la rotta: il moderatore deve far si che le discussioni siano sempre on topic, è lecito chiuderle se si esce fuori tema.
- Moderare: (... e far moderare) i toni
- Mantenere la forma: è importante come si scrive, come si fa un titolo, come si imposta una domanda.

I moderatori di sezione lavorano in squadra e tutte le decisioni devono essere condivise, tutte le discussioni tecniche o inerenti la moderazioni devono avvenire via MP o nella sezione del forum privata e dedicata esclusivamente ai moderatori. Il moderatore non deve mai discuterne pubblicamente.

Il moderatore deve animare e pacificare, quindi non deve essere MAI causare volontariamente problemi e dissidi con gli altri moderatori.
Nel caso in cui un moderatore attacchi pubblicamente un altro moderatore per il suo operato, sarà sospeso per una settimana.
Nel caso in cui un moderatore violi il regolamento e/o agisca contro l'interesse del forum e della moderazione, gli altri moderatori possono segnalarlo nel forum moderatori.
Alla terza segnalazione l'amministrazione risponderà entro 5 giorni alla segnalazione e potrà agire con un richiamo formale, con un ban o con la rimozione dall'incarico.

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- punto di riferimento per gli utenti
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Per essere un moderatore è necessario innanzitutto condividere a pieno il regolamento del forum e aderire ai principi e linee guida del moderatore.
Per diventare moderatore si deve inoltrare una richiesta all'amministratore tramite messaggio privato, tale richiesta deve essere circostanziata a una sezione o a un forum in particolare e motivata.
La richiesta di diventare moderatore sarà valutata dall'amministrazione in base alla necessità del forum.
La moderazione è un lavoro di squadra. Il moderatore o i moderatori della sezione che si desidera moderare devono accettare la proposta.

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Nel caso si decidesse di bannare l'utente, verrà scritto direttamente in risposta alla segnalazione e sarà visibile a tutti.
Non saranno poi concesse repliche in risposta al moderatore. Se ci saranno domande/dubbi/problemi andranno gestiti tramite i mp.

Nel caso che la decisione di bannare l’utente derivi non da una segnalazione ma da un ragionamento fatto con altri moderatori, il moderatore deve notificare il ban con un post nel forum moderatori.
Quando si banna un utente è OBBLIGATORIO segnalare la motivazione.



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Statine e rischio di diabete..

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  • Statine e rischio di diabete..

    .
    (Tratto da : infomedicaintegrata. it - Dott. P.Putignano il 7 novembre 2012)


    Le statine, inibitori farmacologici dell’enzima HMG-CoA reduttasi e della biosintesi endogena del colesterolo, costituiscono di gran lunga gli agenti ipolipemizzanti più prescritti al mondo.
    Come è noto, esse rappresentano un caposaldo terapeutico nella prevenzione cardiovascolare sia primaria che secondaria e migliaia di pubblicazioni scientifiche dagli anni novanta ad oggi ne hanno ripetutamente ribadito gli effetti benefici antiaterosclerotici.

    La recente genericazione e il conseguente abbattimento del prezzo di vendita al pubblico di molecole efficaci quali l’atorvastatina, ha ulteriormente avvicinato un numero sempre maggiore di pazienti a questa classe di farmaci.

    Tuttavia, negli ultimi anni evidenze crescenti hanno prima insinuato il dubbio e poi dimostrato chiaramente che le statine possono aumentare il rischio di sviluppare il diabete mellito di tipo 2.

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    sito sanihelp

  • #2
    Re: Statine e rischio di diabete..

    .
    (Tratto da : infomedicaintegrata. it - Dott. P.Putignano il 7 novembre 2012)


    L’ultimo studio a riguardo, pubblicato nel 2012 su Archives of Internal Medicine, ha interessato la coorte del Women’s Health Initiative ed è stato condotto su 150.000 donne americane in post-menopausa, studiate a partire dalla metà degli anni novanta.
    Poiché nella decade fino al 2005 più di 10.000 di queste pazienti aveva sviluppato diabete, i ricercatori hanno calcolato che l’assunzione dell’atorvastatina, della rosuvastatina e della simvastatina ne aveva incrementato il rischio mediamente del 48%.

    La prima dimostrazione del rischio diabetogeno indotto dalle statine apparve nel 2008 con lo studio JUPITER condotto su 17.000 soggetti non diabetici che avevano assunto 20 mg di rosuvastatina per 2 anni.

    A fronte di una riduzione altamente significativa degli eventi cardiovascolari (di quasi il 50%) la statina, tuttavia, aveva incrementato la glicemia al risveglio e il rischio di diabete di circa il 10%.

    Il dato, naturalmente, non fu enfatizzato dall’azienda titolare del brevetto della rosuvastatina e passò quasi nel silenzio degli addetti ai lavori.
    Almeno fino all’Aprile del 2011, quando apparve su Journal of the American College of Cardiology una metanalisi condotta su tre studi che confermava tale incremento di rischio per l’atorvastatina specie nei soggetti con concomitante sindrome metabolica (obesità viscerale, ipertrigliceridemia, alterata glicemia a digiuno).

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    sito sanihelp

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    • #3
      Re: Statine e rischio di diabete..

      .
      (Tratto da : infomedicaintegrata. it - Dott. P.Putignano il 7 novembre 2012)


      Subito dopo, nel Giugno del 2011 la stessa rivista pubblicava un lavoro che dimostrava un effetto diabetogeno più marcato per la terapia statinica ad alto dosaggio rispetto a quella con dosi inferiori.

      Ancora una volta i riflettori si accendevano particolarmente sull’atorvastatina, utilizzata preferenzialmente a 40 o 80 mg nel post-infarto per raggiungere livelli di colesterolo LDL inferiori a 70 mg/dl.

      Infine, è stato appena pubblicato uno studio irlandese retrospettivo che conferma tale effetto (con un eccesso di rischio medio del 18% oscillante dal 15% per la simvastatina fino al 23% e 41% rispettivamente perl’atorvastatina e la rosuvastatina.

      La solidità e l’omogeneità di questi dati ha spinto solo pochi mesi fa l’FDA statunitense ad emettere un warning box per le statine obbligando le case produttrici a specificare nel foglietto illustrativo tale effetto indesiderato.

      L’aumento del rischio di diabete è comune a tutte le statine (anche se sembra meno evidente in corso di terapia con pravastatina e fluvastatina, probabilmente a causa di una minore efficacia ipolipemizzante), è proporzionale alla durata del trattamento e, come si è detto in precedenza, è maggiormente apprezzabile nei soggetti a rischio (con familiarità per diabete e/o alterazioni glicemiche prediabetiche).

      Le statine interferirebbero con il segnale insulinico o direttamente o indirettamente attraverso effetti mediati dai metaboliti accumulati a monte del blocco enzimatico.

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      sito sanihelp

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      • #4
        Re: Statine e rischio di diabete..

        .
        (Tratto da : infomedicaintegrata. it - Dott. P.Putignano il 7 novembre 2012)



        Si ipotizza che un ruolo negativo possa essere svolto anche dall’infiammazione muscolare evocata nei pazienti intolleranti alle statine.
        In ogni caso, alcuni autori hanno ridimensionato questo effetto negativo ritenendolo troppo modesto per causare conseguenze cliniche significative (Lancet 2010).

        Allo stesso modo le società scientifiche cardiologiche e diabetologiche si sono pronunciate a favore dell’utilizzo delle statine anche nei pazienti con alterazioni glicemiche, rimarcando l’assoluto beneficio cardiovascolare che supererebbe di gran lunga questi effetti metabolici sfavorevoli.

        Per quanto riguarda gli effetti delle altre terapie ipolipemizzanti, anche l’acido nicotinico si associa ad un chiaro effetto iperglicemizzante.

        Decisamente più scarsi, invece, gli studi sui fibrati e sensibilità insulinica con un unico lavoro del 2012 che non ha evidenziato alcun effetto a riguardo.

        Non vi sono dati invece sui potenziali rischi metabolici del riso rosso fermentato, anche se, essendo quest’ultimo assimilabile alla lovastatina, meriterebbe, specie ad alto dosaggio, le stesse attenzioni e cautele delle statine.

        Allora quale botanico appare più indicato nei pazienti normo o iperglicemici a rischio cardiovascolare basso/moderato?

        Sicuramente la BERBERINA che, in virtù dei suoi molteplici effetti favorevoli sia sui lipidi che sulla glicemia ed insulino-resistenza, si candida ad essere il trattamento ipolipemizzante d’elezione nei pazienti non idonei alla terapia statinica.

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        • #5
          Re: Statine e rischio di diabete..

          .
          (Tratto da : infomedicaintegrata. it - Dott. P.Putignano il 7 novembre 2012)


          Bibliografia

          Culver AL, Ockene IS, Balasubramanian R, Olendzki BC, Sepavich DM, Wactawski-Wende J, Manson JE, Qiao Y, Liu S, Merriam PA, Rahilly-Tierny C, Thomas F, Berger JS, Ockene JK, Curb JD, Ma Y. Statin use and risk of diabetes mellitus in postmenopausal women in the Women’s Health Initiative.

          Shah RV, Goldfine AB. Statins and risk of new-onset diabetes mellitus.Circulation . 2012 Oct 30;126(18):e282-4.

          Zaharan NL, Williams D, Bennett K. Statins and Risk of Treated Incident Diabetes in a Primary Care Population. Br J Clin Pharmacol. 2012 Jul 30. doi: 10.1111/j.1365-2125.2012.04403.x

          Colbert JD, Stone JA. Statin use and the risk of incident diabetes mellitus: a review of the literature.
          Can J Cardiol. 2012 Sep;28(5):581-9.

          Sattar N, et al Statins and risk of incident diabetes: a collaborative meta-analysis of randomised statin trials.
          Lancet. 2010 Feb 27;375(9716):735-42.

          Rajanna V, Campbell KB, Leimberger J, Mohanty BD, Guyton JR. Elevation of fasting morning glucose relative to hemoglobin A1c in normoglycemic patients treated with niacin and with statins. J Clin Lipidol. 2012 Mar-Apr;6(2):168-73.

          Lee CY, Huang KH, Lin CC, Tsai TH, Shih HC. A Neutral Risk on the Development of New-Onset Diabetes Mellitus (NODM) in Taiwanese Patients with Dyslipidaemia Treated with Fibrates. ScientificWorldJourn al. 2012;2012:392734.
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          • #6
            La statistica ingannevole delle statine

            (Tratto da: nograzie.eu - Luca Iaboli – 23-02-16)


            La statistica ingannevole delle statine


            Le statine sono una classe di farmaci ampiamente usata efficaci nel ridurre i livelli plasmatici di colesterolo.
            Ma quanto sono efficaci e sicure nel ridurre il rischio cardiovascolare?
            Sicuramente meno di quanto si creda.

            Un articolo recentemente pubblicato ci mostra come la ricerca sulle statine è caratterizzata da una strategia di presentazione dei dati in cui le statistiche di rischio relativo e rischio assoluto sono state volutamente utilizzate da un lato per amplificare l’apparenza del beneficio, dall’altro per minimizzare i seri eventi avversi.(1)

            Analizzando i dati degli studi in modo trasparente è chiaro come per un beneficio molto limitato, si vada incontro a frequenti effetti collaterali.
            Vista la diffusione di questa categoria di farmaci, il risultato sarà che milioni di persone sane diventeranno pazienti e sperimenteranno effetti avversi senza beneficio.


            Premessa

            Le statine sono farmaci che riducono i livelli di colesterolo tramite l’inibizione dell’enzima HMG-CoA reduttasi.
            Oggi milioni di persone assumono statine, e il numero degli utilizzatori di questi farmaci è destinato a crescere con l’introduzione di nuove linee guida che ne espandono ulteriormente l’uso.

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            • #7
              Re: La statistica ingannevole delle statine

              (Tratto da: nograzie.eu - Luca Iaboli – 23-02-16)


              La statistica ingannevole delle statine


              Ma il colesterolo è un fattore causale delle malattie cardiovascolari?
              La risposta a questa domanda sembra scontata, ma non è così, tanto che per decenni vi è stata un’accesa disputa tra i sostenitori del nesso causale tra il colesterolo e la malattia coronarica e gli scettici che considerano il colesterolo come un componente vitale del metabolismo cellulare.

              Gli argomenti dei primi si basano sulla presenza di colesterolo nel tessuto aterosclerotico e su studi che dimostrano un’associazione tra elevati livelli di colesterolo e malattia coronarica.
              Gli scettici, al contrario, enfatizzano come manchi un legame di causa-effetto tra elevati livelli di colesterolo e malattia coronarica. In effetti, una ricerca estesa ha documentato che la malattia coronarica può presentarsi indipendentemente dai livelli di colesterolo, e che anziani con bassi livelli di colesterolo risultano avere un’aterosclerosi sovrapponibile a quelli con livelli di colesterolo elevati.

              Tornando alla domanda iniziale: il colesterolo è un fattore causale delle malattie cardiovascolari?
              Di sicuro i sostenitori del nesso di causalità hanno avuto la meglio, promuovendo la visione che “non c’è nessun dubbio circa il beneficio e la sicurezza del ridurre i livelli di colesterolo”, e definendo le statine come “farmaci miracolosi” e “l’invenzione più potente per prevenire eventi cardiovascolari”.

              Anche gli scettici riconoscono che il trattamento con le statine sembra ridurre gli eventi coronarici, ma un’ispezione attenta mostra come il beneficio sia molto più limitato rispetto a quanto è stato raccontato ai medici e al pubblico, e che l’effetto potrebbe derivare da altri meccanismi piuttosto che dalla riduzione dei livelli plasmatici di colesterolo.

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              • #8
                Re: La statistica ingannevole delle statine

                (Tratto da: nograzie.eu - Luca Iaboli – 23-02-16)


                Come la statistica ha fatto apparire le statine sicure ed efficaci

                Negli esempi successivi si mostrerà come l’apparenza dell’efficacia dipenda dal fatto che i risultati sono stati descritti sfruttando il “rischio relativo” e disegnando e interpretando gli studi in modo da minimizzare gli effetti collaterali.

                Ma prima di analizzare i dati degli studi, è necessario comprendere la terminologia usata nella ricerca che riguarda tre termini statistici: riduzione del rischio relativo (Relative Risk Reduction), riduzione del rischio assoluto (Absolute Risk Reduction) e numero di persone da trattare (Number Needed To Treat).

                Per chiarire questi termini, consideriamo uno studio durato 5 anni e che ha coinvolto 2000 individui sani di mezza età.
                L’obbiettivo di questo studio era verificare se le statine possono prevenire una malattia coronarica.

                A metà dei partecipanti è stato somministrato un placebo (sostanza priva di principi attivi) e all’altra metà una statina.
                Durante i 5 anni di studio circa il 2% degli individui che assumono il placebo hanno un infarto miocardico non fatale contro l’1% degli individui che assumono la statina.
                La statina è stata quindi di beneficio all’1% degli individui e 1% è la riduzione del rischio assoluto.

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                • #9
                  Re: La statistica ingannevole delle statine

                  (Tratto da: nograzie.eu - Luca Iaboli – 23-02-16)


                  Come la statistica ha fatto apparire le statine sicure ed efficaci

                  Messa in un altro modo, la probabilità di non avere un infarto miocardico non fatale è del 98%, mentre assumendo una statina questa probabilità si riduce ulteriormente dell’1% e arriva al 99%.

                  Il numero di persone da trattare per ottenere un beneficio, uguale a “100/riduzione del rischio assoluto” in questo caso è 100, cioè è necessario trattare 100 persone per 5 anni perché 1 ne abbia un beneficio.

                  Quando si tratta di presentare i risultati della ricerca ai medici o al pubblico, i responsabili della ricerca sanno che le persone non saranno impressionate dall’aumento di un 1% e invece di usare la riduzione del rischio assoluto, presentano il beneficio in termini di riduzione del rischio relativo (RRR).

                  La riduzione del rischio relativo deriva dalla riduzione del rischio assoluto ed esprime la differenza nella presenza di malattia tra i due gruppi con una frazione.

                  Quindi, usando la riduzione del rischio relativo, i responsabili della ricerca possono dire che la statina, anziché ridurre l’incidenza di infarto miocardico non fatale da 2% a 1%, riduce l’incidenza di infarto miocardico del 50%, dato che 1 è il 50% di 2.

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                  • #10
                    Re: La statistica ingannevole delle statine

                    (Tratto da: nograzie.eu - Luca Iaboli – 23-02-16)


                    Un esempio di come l’effetto delle statine è stato ingigantito

                    Per illustrare come nei media e nella letteratura medica un effetto trascurabile del trattamento con le statine sia stato ingigantito usando la riduzione del rischio relativo, qui di seguito viene proposta un’analisi dello studio JUPITER che ha promosso l’uso della rosuvastatina.

                    Leggendo l’articolo originale che trovate in bibliografia, trovate esempi simili tratti da altri studi che hanno promosso l’uso dell’atorvastatina (Anglo-Scandinavian Cardiac Outcomes Trial-Lipid Lowering Arm – ASCOTLLA) e della simvastatina (The British Heart Protection Study).

                    JUPITER: in questa ricerca la rosuvastatina o un placebo sono stati somministrati a 17.802 persone sane con un’elevata PCR, ma senza storia di malattia cardiovascolare o elevati livelli di colesterolo.

                    L’obbiettivo della ricerca era verificare nei due gruppi l’incidenza di eventi cardiovascolari maggiori, definiti come infarto miocardico non fatale, ictus non fatale, ospedalizzazione per angina instabile, necessità di rivascolarizzazione arteriosa, o morte secondaria ad eventi cardiovascolari.

                    Lo studio è stato interrotto dopo un follow-up medio di 1,9 anni. Il numero di soggetti che hanno avuto eventi cardiovascolari maggiori è 251 (2.8%) nel gruppo di controllo che assumeva il placebo e 142 (1.6%) nel gruppo che assumeva la rosuvastatina.

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                    • #11
                      Re: La statistica ingannevole delle statine

                      (Tratto da: nograzie.eu - Luca Iaboli – 23-02-16)


                      Un esempio di come l’effetto delle statine è stato ingigantito

                      La riduzione del rischio assoluto è del 1.2% e il numero di persone da trattare (100/1.2%) è quindi 83.

                      Nella ricerca, il beneficio per quanto riguarda il numero di infarti miocardici fatali o non fatali è anche meno: ci sono stati 68 (0.67%) eventi nel gruppo del placebo contro 13 (0.35%) nel gruppo della statina, corrispondenti a una riduzione del rischio assoluto di 0.41% e un NNT di 244, che equivale a dire che 244 persone devono essere trattate per 1,9 anni per prevenire un singolo infarto miocardico fatale o non fatale.

                      Questo significa che per quanto riguarda gli infarti miocardici fatali e non fatali, meno dell’1% della popolazione trattata (lo 0,41%) ha beneficiato del trattamento con la rosuvastatina. Nonostante questo effetto striminzito, sui media il beneficio del farmaco è stato riportato con frasi del tipo “oltre il 50% evita un infarto miocardico”, dato che 0.41 è il 54% di 0.76.

                      Quindi i medici e il pubblico sono stati informati di una riduzione del 54% degli infarti quando in realtà la riduzione effettiva nella popolazione trattata è di meno di 1 punto percentuale.

                      Inoltre, la riduzione del rischio assoluto di 0.41% deriva dall’insieme di infarti miocardici fatali e non fatali.

                      É stata prestata poca attenzione al fatto che sono morte più persone di un infarto nel gruppo che assumeva il farmaco e anche ricercatori esperti possono non aver considerato questo dato poiché non veniva esplicitato nella pubblicazione.

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                      • #12
                        Re: La statistica ingannevole delle statine

                        (Tratto da: nograzie.eu - Luca Iaboli – 23-02-16)


                        Un esempio di come l’effetto delle statine è stato ingigantito

                        I numeri sono nascosti in una tabella dell’articolo pubblicato: sottraendo il numero di infarti non fatali dal numero di tutti gli infarti risulta infatti che nel gruppo che assumeva la statina si sono verificati 11 infarti fatali, mentre nel gruppo di controllo solo 6.

                        Nonostante il minuscolo effetto della rosuvastatina, nei media i risultati di JUPITER sono stati gonfiati.

                        Su Forbes Magazine, John Kastelein, uno dei coautori dello studio ha proclamato: “É spettacolare, finalmente abbiamo dei dati robusti che una statina previene un primo infarto miocardico”.

                        Questa e altre dichiarazioni trionfanti hanno convinto l’agenzia regolatoria del farmaco americana (FDA) a raccomandare il trattamento con rosuvastatina anche a persone con normali livelli di colesterolo ed elevata PCR. Nella pubblicazione dei risultati di JUPITER, non sembra esserci differenza negli effetti avversi dei due gruppi.

                        Comunque, nel gruppo trattato con il farmaco c’erano 260 nuovi casi di diabete contro i 216 del gruppo di controllo (3% vs 2.4%; p<0.01).

                        Al contrario degli effetti benefici del farmaco amplificati usando il rischio relativo, l’effetto significativo dell’aumento dei nuovi casi di diabete nei pazienti che assumevano la rosuvastatina è stato espresso solo in forma di aumento del rischio assoluto.

                        Una valutazione oggettiva di JUPITER avrebbe dovuto essere comunicata in questo modo: “La probabilità di evitare un infarto miocardico non fatale nei prossimi 2 anni è di circa il 97% senza trattamento, ma si può aumentare a circa il 98% assumendo rosuvastatina ogni giorno.

                        Comunque, la vita non sarà prolungata ed è aumentato il rischio di diabete, senza menzionare altri effetti avversi” (che descriveremo in parte nella sezione successiva).

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                        • #13
                          Re: La statistica ingannevole delle statine

                          (Tratto da: nograzie.eu - Luca Iaboli – 23-02-16)


                          Esempi di come gli effetti collaterali delle statine sono stati minimizzati

                          Un secondo problema degli studi che riguardano le statine sono le distorsioni sistematiche per minimizzare gli effetti avversi.

                          Come abbiamo potuto apprezzare, l’effetto benefico delle statine riguarda una riduzione dell’1-2% di eventi coronarici.
                          Questo dato, a livello di popolazione, renderebbe le statine degli ottimi farmaci, se questi non avessero eventi avversi.

                          Ma gli effetti collaterali sono sostanziali e includono un’aumentata incidenza di cancro , cataratta , diabete , alterazio ni cognitive e malattie muscolo-scheletriche.

                          Mentre il beneficio delle statine è sempre riportato con la forma del rischio relativo, gli effetti collaterali sono sempre espressi con il rischio assoluto.

                          Nel seguente esempio analizzeremo uno dei seri eventi correlati all’assunzione delle statine che sono stati minimizzati: il cancro. Consiglio ancora la lettura dell’articolo originale che trovate in bibliografia, in cui potrete apprezzare come è stata sistematicamente sminuita l’importanza di altri due effetti collaterali: la miopatia e soprattutto le alterazioni cognitive.

                          Cancro: vari studi sulle statine hanno riportato un aumento dell’incidenza di cancro. In 4 di questi studi l’incremento di incidenza era statisticamente significativo.

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                          • #14
                            Re: La statistica ingannevole delle statine

                            (Tratto da: nograzie.eu - Luca Iaboli – 23-02-16)


                            Esempi di come gli effetti collaterali delle statine sono stati minimizzati

                            Nello studio CARE, che includeva 4159 pazienti (576 donne e 3583 uomini) con infarto e livelli di colesterolo elevati, a metà dei pazienti è stata somministrata prasuvastatina e all’altra metà un placebo.

                            Dopo 5 anni di trattamento, 24 pazienti sono morti per patologia cardiovascolare nel gruppo che assumeva il farmaco (1.15%) contro 38 (1.83%) tra i controlli che assumevano un placebo. La riduzione del rischio assoluto è dello 0.68%.

                            L’effetto collaterale più serio è stato il tumore alla mammella, riscontrato in 12 donne (4.2%) nel gruppo che assumeva la prasuvastatina e in 1 donna (0.34%) nel gruppo che assumeva il placebo.

                            Anche se la differenza di incidenza tra i due gruppi è statisticamente rilevante (p = 0.0002), gli autori hanno minimizzato l’aumento del rischio scrivendo nell’articolo: “Non c’è nessuna conosciuta potenziale base biologica… la totalità dell’evidenza suggerisce che questo riscontro nello studio CARE potrebbe essere un anomalia meglio interpretata nel contesto della bassa frequenza di eventi avversi dello studio e nel valutazione statistica di vari eventi avversi”.

                            Ma una base biologica che correla le statine all’aumento del rischio di cancro esiste, dato che un’estesa ricerca indica che le lipoproteine partecipano attivamente al funzionamento del sistema immunitario e una riduzione dei livelli di colesterolo è associata a un’aumentata incidenza di cancro.

                            Inoltre, studi di pazienti ammalati di cancro e controlli sani hanno mostrato che i pazienti ammalati di cancro usavano statine in modo significativamente maggiore rispetto ai soggetti di controllo.

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                            • #15
                              Re: La statistica ingannevole delle statine

                              (Tratto da: nograzie.eu - Luca Iaboli – 23-02-16)


                              Esempi di come gli effetti collaterali delle statine sono stati minimizzati

                              Un altro studio in cui è stato riscontrato un aumento dell’incidenza di cancro è PROSPER.
                              Si tratta di una ricerca che ha coinvolto 5084 tra uomini e donne con una storia di vascu lopatia o un fattore di rischio per vascu lopatiee.

                              A metà dei soggetti è stata somministrata prasuvastatina, all’altra metà un placebo.
                              Dopo un follow-up di 3,2 anni, nell’abstract dell’articolo si leggeva che la mortalità da malattia cardiaca veniva ridotta del 24% dalle statine, ma analizzando meglio una delle tabelle, il 3,3% dei pazienti era morto nel gruppo delle statine contro il 4,2% nel gruppo di controllo, per una riduzione del rischio assoluto dello 0,9%.

                              Il piccolo beneficio sulla mortalità cardiovascolare veniva però annullato da un sostanziale numero di pazienti che morivano per un cancro: nel gruppo della prasuvastatina c’erano 28 morti in meno per patologia cardiovascolare, ma 24 morti in più per cancro.

                              Se includiamo nel calcolo casi di cancro che non avevano (ancora) portato alla morte i pazienti, il totale era di 245 pazienti nel gruppo che assumeva il farmaco e 199 nel gruppo che assumeva il placebo, una differenza statisticamente significativa (p = 0.02).
                              Inoltre la differenza tra i due gruppi nei casi di tumore aumentava di anno in anno.

                              Nonostante una differenza statisticamente significativa, la conclusione degli autori era che “la più probabile spiegazione nello sbilanciamento nell’incidenza di cancro nello studio PROSPER è la casualità, che potrebbe in parte derivare dal reclutamento di individui con una malattia occulta”.

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