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    Cioccolato, fa bene a giuste dosi Ricerca italiana: quello fondente è utile contro le malattie cardiovascolari

    C'è chi la preferisce "dolce" e chi, invece, amarissima magari extra-fondente. La cioccolata rimane il dolce per eccellenza, specie durante Pasqua, e il suo consumo viene associato di volta in volta al benessere, a lla trasgressione oppure ad una sferzata di energia.
    Gli esperti affermano che a decretarne il successo sono il profumo, la consistenza nonché l'azione antidepressiva e tonica svolta da alcuni dei suoi componenti quali teobromina, caffeina, feniletilamina. A queste si aggiunge poi la anandamide, un elemento del cacao prodotto naturalmente anche dalle cellule del nostro cervello. Il nome di questa sostanza deriva dal sanscrito "ananda" che significa felicità: infatti, l'anandamide è in grado di stimolare le percezioni sensoriali e di indurre euforia in quanto interagisce con gli stessi recettori della cannabis. Lo stretto rapporto che pare intercorra tra benessere psicologico e consumo, o abuso, di cioccolata è stato indagato di recente anche a Roma in occasione del X Congresso Nazionale di Psicopatologia.

  • #2
    Una sessione dei lavori, non a caso titolata "Cioccolato: dal piacere alla dipendenza", è stata dedicata a questo alimento "raccontato" attraverso le conoscenze della neurobiologia molecolare e analizzato nella trasformazione del suo consumo: da abitudine della gola a malattia. Si tratta di un fenomeno relativamente nuovo ed è solo da poco che gli specialisti hanno cominciato a studiarlo.
    Gli psichiatri, però, assicurano: i cacao-dipendenti, sono in crescita e si contano soprattutto tra donne e adolescenti. Da un recente studio, probabilmente il primo del genere, coordinato da Angela Iannitelli, psichiatra dell'Università La Sapienza di Roma e condotto su un campione di 350 studenti universitari (da 20 a 28 anni) è risultato che ben il 63,87%, in prevalenza donne, ha una forma di vera e propria dipendenza dal cioccolato; il 34,25%, invece, lo consuma vivendo, poi, profondi sensi di colpa e il 45,77% lo "utilizza" in modo funzionale, ovvero come self-therapy quando si sente stressato o ansioso. Ma da dove nasce quello che gli esperti definiscono il "craving", ovvero il desiderio irrefrenabile, per il cioccolato?

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    • #3
      "Il cacao", spiega Iannitelli, "contiene numerose sostanze biologicamente attive e simili ai cannabinoidi che potenzialmente possono causare comportamenti anomali e sensazioni psicologiche vicine a quelle prodotte dalle sostanze d'abuso". In altri termini, il cioccolato funziona come un "riequilibratore dell'umore, dando un immediato effetto di benessere", ma i principi attivi in esso contenuti, precisa l'esperta, "sono comunque blandi e non determinano effetti negativi come per le droghe e l'alcol", ma è chiaro, conclude "che per persone con altre patologie in atto, un abuso potrebbe dare effetti negativi".
      fonte: slaute di repubblica

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