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Sociofobia e solitudine

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  • Sociofobia e solitudine

    Com'è la solitudine che fa male? Quella di sentire un muro dentro. Di non riuscire a rompere il cerchio. Ne senti l'urgenza, ma non sai come fare. Questo perché si finisce di avere paura degli altri, all'inizio di alcuni e in alcune situazioni, ma poi gradatamente questa paura si allarga a tutti. E quando arrivi a questo punto, ti senti sempre solo tra la gente.

    Per mia fortuna , o intelligenza non so, ho capito che l'isolamento è dovuto alla stratificazione progressiva nel tempo di preconcetti e pregiudizi, sugli altri, ma anche su di sè. Tutto questo , nel tempo, forma convincimenti. Questo è lo sbocco drammatico, perché i convincimenti fanno sì che tu creda di sapere una situazione, prim'ancora che si verifichi: sai già che sarà insoddisfacente, che non saprai cosa fare, che gli altri stanno meglio di te. Capisci che bisognerebbe approcciare gli altri, che qualcuno s'interessasse a te, ma ti convinci che ciò non accadrà.

    Ma la soluzione c'è ed è semplice: stare con i gruppi che conosci, anche senza voler far niente di particolare. Stare semplicemente, anche se all'inizio sembra che nessuno ti consideri e che tu non sappia che dire. Invece, spetta mezz'ora e qualcosa comincia a succedere. Devi tener conto che anche gli altri vivono le loro solitudini e che a un dato momento, possono sentire il bisogno proprio di te.o di una tua dote alla quale tu stesso non davi valore. Non dobbiamo essere al centro dell'attenzione, ma solo esserci. Anche se all'inizio ci possiamo sentire emarginati, i confini possono allargarsi e includerci.

  • #2
    Re: Sociofobia e solitudine

    Da quello che scrivi, penso che tu sia molto giovane e che non ti sia ancora reso conto di quanti pezzi di m.erda, ma ben introdotti nella società, circolino a testa alta per la strada. Ti senti inadatto? Lascia stare, credimi, anzi dovresti cominciare a tirartela un po e essere tu a snobbare chi senti a pelle "tutti chiacchiere e distintivo". E non è detto che quei convincimenti, in fondo, non siano fondati. Piuttosto prova a cambiare ambiente, circoli sportivi, parrocchiali, politici o altro. La vita, Dio volendo, è lunga e ti riserverà nuove rinascite....che tu lo voglia o no.

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    • #3
      Re: Sociofobia e solitudine

      Che strana la vita. Da giovani si sente il bisogno di piacere per forza a qualcuno, di essere parte di qualcosa, di far parte di un gruppo. Si fa di tutto per essere accettati. Poi si arriva ad un certo punto della propria vita che di far parte di qualcosa, non ti importa più nulla. Non ti interessa uscire, perché dopo una giornata di lavoro stai bene a casa. Non ti interessa nemmeno più se piaci o meno. Sei così e basta. E un grande senso di pace interiore ti accompagna.
      Quando il gioco si fa duro.... I duri cominciano a giocare

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      • #4
        Re: Sociofobia e solitudine

        Originariamente inviato da bip69 Visualizza il messaggio
        Che strana la vita. Da giovani si sente il bisogno di piacere per forza a qualcuno, di essere parte di qualcosa, di far parte di un gruppo. Si fa di tutto per essere accettati. Poi si arriva ad un certo punto della propria vita che di far parte di qualcosa, non ti importa più nulla. Non ti interessa uscire, perché dopo una giornata di lavoro stai bene a casa. Non ti interessa nemmeno più se piaci o meno. Sei così e basta. E un grande senso di pace interiore ti accompagna.
        Vedi, è la vita......se i giovani sapessero e se i vecchi potessero. Purtroppo ho l'impressione che i consigli servano a poco, serve l'esperienza, poi prima uno lo capisce e meglio è. Di sicuro è che bisogna innanzitutto accettarsi e piacersi per quello che si è, e di conseguenza anche chi ti circonda ti vedrà con occhi diversi. Bip, stavolta hai parlato con la mia bocca.

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        • #5
          Re: Sociofobia e solitudine

          Direi che ci si può sentire soli a tutte le età. La percezione sta nel senso di distanza dal mondo, oppure di vederlo attraverso un cristallo. Cioè di non riuscire realmente a partecipare. . Ma la solitudine può far sentire un abbandono o uno scarso valore di sé. Esistono po tante paure, prima fra tutte forse quella del rifiuto. Può sussistere anche una dipendenza dagli altri, cioè il timore del giudizio altrui, che poi non ci viene neanche riferito, ma lo immaginiamo noi .

          Io credo che non bisogna mettere in discussione sé stessi,piuttosto verificare criticamente se davvero siamo così soli. Per esempio, può darsi anche che il sabato sera siamo soletti davanti a un computer, ma durante la settimana abbiamo relazioni soddisfacenti, cioè persone che ci fanno compagnia, con le quali viviamo momenti felici. Anche se solo per alcune ore al giorno siamo immersi nel mondo, ci siamo. Se vogliamo di più, dovremo interrogarci non su di noi, ma sulle nostre scelte e sulle nostre strategie. Per esempio è basilare considerare che una conversazione amichevole a due è molto più impegnativa che entro un gruppo, dove uno si sgancia e ci sono tanti altri su cui ripartire l'attenzione; ci sono più occasioni e possibilità, c'è fluidità. Una telefonata sarà anche piacevole, ma t'inchioda. In effetti il nostro interlocutore può non aver tempo o voglia, anche se per la telefonata, non per noi.
          Non solo: in un gruppo puoi stare anche se non ti senti in forma, ma un dialogo esclusivo non lo reggi.

          Perciò la strategia più efficace , sarà quella che parte dal terreno più facile: i gruppi informali o strutturati.

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          • #6
            Re: Sociofobia e solitudine

            Originariamente inviato da Mandorlo Visualizza il messaggio
            Direi che ci si può sentire soli a tutte le età. La percezione sta nel senso di distanza dal mondo, oppure di vederlo attraverso un cristallo. Cioè di non riuscire realmente a partecipare. . Ma la solitudine può far sentire un abbandono o uno scarso valore di sé. Esistono po tante paure, prima fra tutte forse quella del rifiuto. Può sussistere anche una dipendenza dagli altri, cioè il timore del giudizio altrui, che poi non ci viene neanche riferito, ma lo immaginiamo noi .

            Io credo che non bisogna mettere in discussione sé stessi,piuttosto verificare criticamente se davvero siamo così soli. Per esempio, può darsi anche che il sabato sera siamo soletti davanti a un computer, ma durante la settimana abbiamo relazioni soddisfacenti, cioè persone che ci fanno compagnia, con le quali viviamo momenti felici. Anche se solo per alcune ore al giorno siamo immersi nel mondo, ci siamo. Se vogliamo di più, dovremo interrogarci non su di noi, ma sulle nostre scelte e sulle nostre strategie. Per esempio è basilare considerare che una conversazione amichevole a due è molto più impegnativa che entro un gruppo, dove uno si sgancia e ci sono tanti altri su cui ripartire l'attenzione; ci sono più occasioni e possibilità, c'è fluidità. Una telefonata sarà anche piacevole, ma t'inchioda. In effetti il nostro interlocutore può non aver tempo o voglia, anche se per la telefonata, non per noi.
            Non solo: in un gruppo puoi stare anche se non ti senti in forma, ma un dialogo esclusivo non lo reggi.

            Perciò la strategia più efficace , sarà quella che parte dal terreno più facile: i gruppi informali o strutturati.
            Tu parli tanto di stare con gli altri, di appartenere a qualcosa, ma la prima.persona con cui dobbiamo star bene è noi stessi. Se non si sa stare soli, difficile anche stare in mezzo alla gente.
            Quando il gioco si fa duro.... I duri cominciano a giocare

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            • #7
              Re: Sociofobia e solitudine

              Originariamente inviato da grgiofumo Visualizza il messaggio
              Vedi, è la vita......se i giovani sapessero e se i vecchi potessero. Purtroppo ho l'impressione che i consigli servano a poco, serve l'esperienza, poi prima uno lo capisce e meglio è. Di sicuro è che bisogna innanzitutto accettarsi e piacersi per quello che si è, e di conseguenza anche chi ti circonda ti vedrà con occhi diversi. Bip, stavolta hai parlato con la mia bocca.
              Dopo un lungo malessere interiore, durato anni, ho capito che dovevo imparare a piacermi e a fregarmene di quello che dice la gente, tanto ci sarà sempre qualcuno che ha da ridire su quel che faccio e come lo faccio.
              PS quindi è per questo che qui diluvia, perché ci troviamo d'accordo :scared1:
              Quando il gioco si fa duro.... I duri cominciano a giocare

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              • #8
                Re: Sociofobia e solitudine

                Originariamente inviato da bip69 Visualizza il messaggio
                Dopo un lungo malessere interiore, durato anni, ho capito che dovevo imparare a piacermi e a fregarmene di quello che dice la gente, tanto ci sarà sempre qualcuno che ha da ridire su quel che faccio e come lo faccio.
                PS quindi è per questo che qui diluvia, perché ci troviamo d'accordo :scared1:
                Il voler piacere a tutti è un classico della adolescenza e giovinezza, poi si capisce che piacerai a qualcuno e starai sul .azzo a qulcun'altro, è normale. Io riesco, dopo un po, a stare sulle p.alle a quasi tutta la gente che conosco, e la cosa neanche mi dispiace....niente male hè?

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                • #9
                  Re: Sociofobia e solitudine

                  Bip,
                  non è che suggerisco di stare in gruppo, ma valuto le differenze. Non ragiono su quello che siamo (che non possiamo cambiare) , ma sulle scelte, che possiamo cambiare. A me piace anche stare da solo. Altre volte ne ho bisogno, per esempio quando sono stressato : in tal caso devo ridurre gli stimoli , anche se sono di segno positivo. Quando ho bisogno di silenzio e tranquillità, sto meglio solo.

                  Ma dovrò pur facilitarmi la socialità. Non avere tutte queste paure e tutto questo timore di non nuocere, di non essere di disturbo, o di dispiacere.
                  Questo è un disturbo diffuso.

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                  • #10
                    Re: Sociofobia e solitudine

                    Insicurezza, sensi di colpa e quindi vergogna, rendono veramente difficile la vita sociale, anche quando gli altri non ti stanno pensando proprio o non hanno fatto caso a quello che ti sembra d'aver fatto di sbagliato.
                    L'implicazione è che , quando ti assale un brutto dubbio, ti metti a calcolare quello che l'altro può pensare o provare. Impossibile e assurdo!
                    Non va. Se ci scopriamo deboli, ci rinforziamo, rimanendo noi stessi.
                    Allora io credo che ci si possa dare delle regole, non di comportamento, ma di percezione/elaborazione dei fatti, rispettando le nostre emozioni, anche se sono di segno negativo.
                    Immagino proprio un sistema razionale-emotivo.

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                    • #11
                      Re: Sociofobia e solitudine

                      Originariamente inviato da Mandorlo Visualizza il messaggio
                      Insicurezza, sensi di colpa e quindi vergogna, rendono veramente difficile la vita sociale, anche quando gli altri non ti stanno pensando proprio o non hanno fatto caso a quello che ti sembra d'aver fatto di sbagliato.
                      L'implicazione è che , quando ti assale un brutto dubbio, ti metti a calcolare quello che l'altro può pensare o provare. Impossibile e assurdo!
                      Non va. Se ci scopriamo deboli, ci rinforziamo, rimanendo noi stessi.
                      Allora io credo che ci si possa dare delle regole, non di comportamento, ma di percezione/elaborazione dei fatti, rispettando le nostre emozioni, anche se sono di segno negativo.
                      Immagino proprio un sistema razionale-emotivo.
                      Nella mia recente vacanza in sicilia ho imparato una cosa. Futtitinni. Fregatene. Fregatene di quello che pensano gli altri, perché nella vita, quelli che penseranno a te, saranno veramente pochi.
                      Quando il gioco si fa duro.... I duri cominciano a giocare

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                      • #12
                        Re: Sociofobia e solitudine

                        Originariamente inviato da grgiofumo Visualizza il messaggio
                        Il voler piacere a tutti è un classico della adolescenza e giovinezza, poi si capisce che piacerai a qualcuno e starai sul .azzo a qulcun'altro, è normale. Io riesco, dopo un po, a stare sulle p.alle a quasi tutta la gente che conosco, e la cosa neanche mi dispiace....niente male hè?
                        Io invece risulto piacevole. Per lavoro ho a che fare con le persone e a fine giornata, fatta di 10/11 ore di lavoro, non vedo l'ora di tornare a casa, cercando un po' di pace. Spesso mi da fastidio anche la televisione.
                        Quando il gioco si fa duro.... I duri cominciano a giocare

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                        • #13
                          Re: Sociofobia e solitudine

                          La questione non è piacere, ma il non dispiacere. Cosa che avvelena l'anima dal di dentro: gli altri nemmeno se ne accorgono. Un esempio? Mettiamo che in un momento triste ti sembra di poter essere invadente: ecco che affiorano alla mente molte situazioni in cui temi di esserlo stato; alcune delle quali vecchie di anni. Ecco il nodo: attribuisci a quelle persone la lettura che hai tu.
                          "Me ne futto" è vero, ma bisogna arrivarci, perché quando il disagio viene da dentro, non puoi scappare da nessuna parte, perché esso ti segue, ti perseguita.
                          Se non si capiscono le proprie dinamiche e non si apportano cambiamenti, ci si ricade.

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                          • #14
                            Re: Sociofobia e solitudine

                            Originariamente inviato da Mandorlo Visualizza il messaggio
                            La questione non è piacere, ma il non dispiacere. Cosa che avvelena l'anima dal di dentro: gli altri nemmeno se ne accorgono. Un esempio? Mettiamo che in un momento triste ti sembra di poter essere invadente: ecco che affiorano alla mente molte situazioni in cui temi di esserlo stato; alcune delle quali vecchie di anni. Ecco il nodo: attribuisci a quelle persone la lettura che hai tu.
                            "Me ne futto" è vero, ma bisogna arrivarci, perché quando il disagio viene da dentro, non puoi scappare da nessuna parte, perché esso ti segue, ti perseguita.
                            Se non si capiscono le proprie dinamiche e non si apportano cambiamenti, ci si ricade.
                            Fatti meno menate e comincia un programma di corsa, in rete trovi delle tabelle per principianti. Mi sembri una mosca che continua a picchiare sull'anta chiusa della finestra mentre l'altra è spalancata. E comunque non ci racconti niente di te se non le tue masturbazioni.

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                            • #15
                              Re: Sociofobia e solitudine

                              In generale è chiaro che ciascuno ha diritto alla propria opinione, giusta o sbagliata che sia. Quindi anch'io ho diritto alla mia e posso considerare, ma non sposare l'opinione degli altri.
                              Le dipendenze sono un problema molto diffuso e oggetto di psicoterapie e perfino le persone sicure di sé mostrano sempre un certa sensibilità alle critiche oppure la paura di sbagliare. In 27 anni di professione, ho visto tante volte in altri un ingiustificato timore del mio giudizio. Una parte del mio impegno lavorativo è infatti nel rassicurare, perché mi serve che l'altro si esprima, altrimenti non posso capire il suo bisogno.

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