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La “seduta della gazza”

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  • La “seduta della gazza”

    Una sedia, che assume una importanza fondamentale negli ambienti lavorativi, non viene in genere associata ad un arredo ideale per l’esercizio dell’attività amatoria, genitale o meno. Il letto, piuttosto che il divano o sofà, sono un’altra cosa.
    La gazza femmina è uno degli animali più intelligenti che oggi esistano sulla faccia della Terra, e nell’aria; essa è in grado di usare vari strumenti per raggiungere il fine ultimo; per esempio l’estasi, anche senza l’impiego degli arredamenti ad hoc, come codificato non a caso, “umanizzando” l’animale, alla posizione 36 nell’opera indiana Kāma Sūtra (la cosiddetta “unione della gazza”).
    Dalla “unione” passiamo alla “seduta” della gazza.
    La differenza sta nel fatto che gli organi genitali sono in esilio. L’uomo seduto su di una sedia, la donna adagiata a cavalcioni sui femori maschili e dominante dall’alto: essi prendono il loro tempo, avvicendando a seguire sguardi, carezze e baci sempre più intensi, più profondi ad ogni sessione di contatto tra le labbra (ed eventualmente tra le lingue), reciprocamente succhiando i lobi delle orecchie e sussurrando parole soavi e maliziose; la camicetta della donna slacciata (l’unica concessione alla nudità), il filo di madreperla in gocce sul fronte pettorale, le mammelle e l’incavo fra di esse, il tutto da accarezzare e baciare dolcemente, vellicando i capezzoli; parola d’ordine: tenerezza. Poi ancòra dialogare, scambiarsi sensazioni, pensieri, elaborare, crescere.
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